Copertina Manuale del pacifista dilettante - Franz Gustincich
“Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra.”

(Gino Strada)

Manuale del pacifista dilettante
Come essere pacifista senza fomentare la guerra

F&Co, Edizioni
114 pagine
64 note a pié di pagina

PRESENTAZIONE

Un libro sulla pace che smonta miti, propaganda e ipocrisie del pacifismo. manuale del pacifista dilettante è contro il pacifismo che sostiene la guerra

In un’epoca in cui le guerre si combattono anche con le parole, dire “sono per la pace” è diventato il rifugio retorico di chi vuole evitare qualunque responsabilità. Con questo Manuale del pacifista dilettante, Franz Gustincich firma un testo spietato e necessario: una critica feroce al pacifismo accomodante, al pensiero debole travestito da morale universale, alle voci che – in nome della pace – chiudono gli occhi di fronte all’ingiustizia.

 

Diviso in 11 capitoli più un’appendice, il libro si muove tra analisi storica, osservazione politica, denuncia della propaganda e proposta etica. Ogni sezione smonta un cliché, un automatismo, un alibi. Nessuna posizione è lasciata intatta, nessun “buon proposito” esente da verifica.

L’apertura è sulla definizione della parola pace che non è semplice assenza di guerra, e sulle teorie di John Galtung su pace positiva e pace negativa, per spiegare che il disarmo non è un opzione pacifista.

Il paradosso è che il pacifismo spesso non è pacifista, ma nonviolento o antimilitarista. La nonviolenza, però, è un valore, mentre la pace una condizione politica concreta. L’antimilitarismo, invece di chiedere pace, chiede la resa. Bisogna essere chiari, quindi, sugli obiettivi, e non è sufficiente dire no, se si tralascia il si, nel senso della propositività che deve essere realistica, e non complice dell’aggressore.

Nelle relazioni internazionali la pace non è un buon sentimento, ma l’esito di un equilibrio di potere. Lo si rileva nel conflitto israelo-palestinese, dove il potere è asimmetrico e da questo deriva l’impossibilità di una pace permanente; come nell’aggressione russa all’Ucraina, dove asimmetrica – e quindi inaccettabile stante le forze in campo – è la proposta di pace russa. Questi due casi dimostrano quanto facile sia confondere la pace con la stabilità che è solo l’assenza di un disordine visibile. Parlare di pace senza giustizia è complicità. Come scrisse Martin Luther King, “la pace non è solo l’assenza di tensione: è la presenza della giustizia”. Il rifiuto della forza in ogni circostanza diventa, paradossalmente, una forma di sostegno implicito alla legge del più forte. Il pacifista che non distingue tra aggressore e aggredito non è equidistante: è irresponsabile o complice.

Il pacifismo non tiene conto del nuovo modo di fare la guerra, come ad esempio la guerra ibrida ed in particolare la propaganda. L’Occidente, quindi, è già coinvolto in una guerra — anche se non la riconosce pienamente. I sistemi democratici non sono solo nel mirino dei missili, ma già da molti anni sono sotto il bombardamento di hacker e narrazioni costruite per logorare il consenso interno, per presentare le istituzioni come corrotte, i media come manipolatori, le cause giuste come ipocrite e, soprattutto, indebolire il sostegno ad una causa giusta come quella di difendere un paese aggredito.il pacifismo a dover essere salvato dalla manipolazione, tornando a essere una forza etica, politica e intellettuale capace di smascherare la violenza, anche quella camuffata da trattato o da “pace conveniente”.

Il pacifismo è sempre più ideologizzato e discerne tra guerre che meritano la protesta e quelle che non la meritano. Per onestà intellettuale, ad esempio, Nel conflitto di Gaza, per quanto giusta e doverosa, la condanna alle scellerate operazioni militari di Nethanyeu deve andare di pari passo con la condanna alle azioni di Hamas. In passato sono state provate infiltrazioni di attori di guerra nel

movimento pacifista e per questa ragione l’impegno pacifista deve essere in grado di riconoscere, attraverso le opportune verifiche, le manipolazioni dell’informazione. Questa deve essere la prima battaglia: ristabilire la verità dalla quale dipenderanno tutte le azioni successive.

I militari di un paese democratico devono essere, a ragion veduta, considerati pacifisti professionisti. Per il ruolo di deterrenza che, rendendo non conveniente la guerra, mantengono la pace con la semplice presenza, e per la capacità di interposizione e di intervento in paesi terzi per scongiurare il peggio. Si può davvero parlare di pace senza proteggere i civili?

Il pacifismo come lo conosciamo, per le manifestazioni e per l’espressione civile, vive molte contraddizioni. Le buone intenzioni sono spesso semplificazioni romantiche di una realtà molto dura che richiede soluzioni pragmatiche. Intorno al modo di essere pacifista si sono sviluppati molti falsi miti, a partire dalla leggenda che le guerre si fanno per guadagnare sulle spalle delle popolazioni. E’ vero il contrario: nel sistema democratico una guerra è sempre un disastro economico per tutti. Le aziende perdono miliardi di Euro e nel complesso non c’è nessun guadagno che possa controbilanciare. Le industrie della difesa, uniche a lavorare di più, non hanno profitti sufficienti. Il PIL di un paese in guerra viene letteralmente bruciato, e a rimetterci è l’intero sistema.

Il libro si chiude con un’appendice sulla democrazia cognitiva, un sistema democratico cioè, in grado di discernere il vero dal falso. La democrazia, per sopravvivere, deve quindi evolvere: non basta il principio maggioritario se la maggioranza è sistematicamente disinformata o manipolata. Come osserva Pierre Lévy, uno dei primi teorici di questa visione, la vera democrazia sarà cognitiva o non sarà: senza un’infrastruttura condivisa di conoscenza affidabile, il voto diventa un rituale svuotato di senso, facile preda di propaganda e potere algoritmico, in sostanza si entra in una dittatura.

INDICE

Prefazione di Orio Giorgio Stirpe

Introduzione

1 – Per una definizione di pace
2 – La pace fraintesa: il pacifismo che non chiede pace
3 – Pace e potere. Equilibrio o imposizione?
4 – La lotta per la verità è una lotta per la pace .
5 -Per quale pace si deve manifestare?
6 – Infiltrazioni nel movimento pacifista occidentale
7 – Le forze armate e la pace: un paradosso necessario
8 – Critiche, fraintendimenti e guerra ibrida
9 – Guerre vecchie e nuove: cosa fa un pacifista
10 – Il pacifismo contemporaneo: correnti, limiti, contraddizioni
11 – Il mito del “complotto dell’industria bellica”
Appendice:
Democrazia cognitiva
Riferimenti bibliografici